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Corano
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Il mwdaCorano (mwdqin arabo الْقُرْآن?, al-Qurʾān; letteralmente: «la lettura» o «la recitazione salmodiata») è il mwdgtesto sacro dell'mwdwIslam.
Per i mweqmusulmani il Corano, così come viene conosciuto e letto oggi, rappresenta il messaggio mwegrivelato intorno al 610 d.C. da mwewDio (mwfain arabo اللّٰه?, Allāh) a mwfqMaometto (mwfgin arabo مُـحَـمَّـد?, Muḥammad) per un tramite angelico, l'mwfwarcangelo Gabriele – a partire dal 22 dicembre 609 – e destinato a ogni essere umano sulla Terra. Opera culminante di una rivelazione cominciata con mwgaAdamo (mwgqin arabo آدَم?, Ādam) – primo uomo e primo profeta di Dio – e passata per un grande numero di profeti e messaggeri provenienti da differenti contesti culturali e religiosi che il Corano e la tradizione islamica incorporano, sebbene con alcune importanti differenze rispetto alla narrazione biblica.
Contents
• Temi
• Jihad
• Edizioni
• Note
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Struttura
Il Corano è diviso in 114 capitoli, detti mwhqmwhgsūre, a loro volta divise in 6236 versetti (singolare mwhwāya, plurale mwiamwiqāyyāt), 77.934cite-ref-1[1] parole e 3.474.000 consonanti; questi numeri tuttavia variano in base alla redazione, per esempio l'edizione usata in alcuni ambienti mwjgsciiti è più estesa perché comprende anche alcuni versetti riguardanti l'episodio del mwjwGhadir Khumm e due intere mwkasuwar, chiamate "delle due luci" (mwkqsūrat al-nūrayn) e "della Luogotenenza" (mwkgsūrat al-wilāya).cite-ref-2[2] Ogni sura, con l'eccezione della nona, comincia con: "Nel nome di Dio, il clemente, il misericordioso", un versetto che è conteggiato come tale solo nella prima sura.
Divisioni: Ḥizb o Manzil
Il Corano viene artificiosamente diviso in 30 parti (mwmwjuzʾ), mentre con il termine mwnaḥizb (letteralmente "parte") o mwnqmanzil (letteralmente "casa") viene indicata da più di un secolo ogni sessantesima parte del Corano, marcata da un simbolo tipografico speciale, collocato al margine della copia a stampa.
Tale divisione è legata alla pia pratica di recitare il testo coranico (un intero mwnwjuzʾ, eventualmente ripartito in due mwoaḥizb), in momenti diversi della giornata, nel corso di tutto il mese lunare di mwoqRamadan (di trenta giorni) in cui si crede che la Rivelazione sia stata fatta "discendere" (mwogin arabo نَزَلَ?, nazala) da Dio al Suo profeta Maometto. Tuttavia la ripartizione più anticamente attestata è quella di recitare il Corano per mwowjuzʾ, anziché per mwpaḥizb/mwpqmanzil.
Gli mwpwḥizb o mwqamanzil risultano essere (con l'esclusione della mwqqSura mwqgal-fātiḥa, ovvero "sura aprente", perché apre l'elenco delle 114 suwar), in funzione della diversa lunghezza delle suwar:
• Manzil 1 = 3 suwar, cioè 2—4
• Manzil 2 = 5 suwar, cioè 5—9
• Manzil 3 = 7 suwar, cioè 10—16
• Manzil 4 = 9 suwar, cioè 17—25
• Manzil 5 = 11 suwar, cioè 26—36
• Manzil 6 = 13 suwar, cioè 37—49
• Manzil 7 = 65 suwar, cioè 50—114
Suwar Meccane e Medinesi
Le mwtwsuwar sono divise in mwuameccane e mwuqmedinesi, a seconda del periodo in cui sarebbero state rivelate, a giudizio dei dotti. Le prime sarebbero state rivelate prima dell'emigrazione (mwugEgira) di mwuwMaometto dalla mwvaMecca a mwvqYathrib, poi mwvgMedina, le seconde invece sarebbero quelle successive all'emigrazione. Questa divisione non identifica peraltro il luogo della rivelazione, ma il periodo storico. In generale le mwvwsuwar meccane sono più brevi e di contenuto più intenso e immediato da un punto di vista emotivo (si racconta di conversioni improvvise al solo sentire la loro recita); le mwwasuwar medinesi risalgono invece al periodo in cui il profeta Maometto era a capo della neonata comunità islamica e sono caratterizzate da norme religiose e istruzioni attinenti all'organizzazione della vita della comunità.
Ordine delle suwar
Le mwwwsuwar – introdotte tutte, salvo la sura IX, dalla mwxamwxqbasmala – dall'espressione mwxgNel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso (mwxwin arabo بِسْمِ ٱللَّٰهِ ٱلرَّحْمَٰنِ ٱلرَّحِيمِ?, Bi-smi llāhi al-Raḥmāni al-Raḥīmi) – non sono disposte in ordine cronologico, ma (con qualche eccezione, come la sura al-Fātiḥacite-ref-3[3]) secondo la lunghezza: cosa che rende complicatissima una comprensione certa del Testo Sacro islamico attraverso una sua lettura affrettata. Per i musulmani tuttavia esse sono state disposte nell'ordine in cui sarebbero state trasmesse e insegnate al profeta mwzaMaometto dall'mwzqangelo Gabriele (in mwzglingua araba Jabrāʾīl o Jibrīl),cite-ref-4[4] e quindi come il profeta le avrebbe successivamente recitate ai fedeli durante il mese di mwawRamadan. L'ordine non riflette comunque la loro importanza, in quanto per i fedeli dell'Islam esse sono tutte egualmente importanti.
Analizzando l'ordine delle mwbqsuwar da un punto di vista storico-sociologico, si può certificare l'influenza avuta dal periodo storico e del contesto in cui esse furono trascritte. Conducendo un'analisi "laica", si può ipotizzare che il Corano fu così confezionato perché il contesto sociale imponeva che si fosse più attenti al lato politico del carisma del profeta, cioè come si era espresso a mwbgMedina, in un tempo cronologico più vicino a chi ne aveva assunto l'eredità religiosa e politica. Secondo questa ipotesi, tale struttura corrisponde a un disegno preciso, coerente con le esigenze di un potere che aveva bisogno di dare uno stabile fondamento di autorità ai nuovi ordinamenti sociali e politici.
Evoluzione e analisi critica del testo
Sebbene già nel 1542 mwcqMartin Lutero, con una mossa che fece molto discutere, autorizzasse una nuova mwcgtraduzione del Corano in mwcwlingua latina (effettuata da mwdaBibliandercite-ref-5[5]) con lo scopo di mostrarne la presunta "inferiorità" rispetto alla mweqBibbia,cite-ref-6[6] soltanto a partire dalla metà del XIX secolo il Libro ha cominciato a essere passato al vaglio delle analisi mwfgstoriografica e mwfwfilologica moderne più accreditate, per cercare di verificarne l'attendibilità storica. Nonostante ciò al giorno d'oggi ancora non esiste una vera e propria "edizione critica" compilata con criteri scientifici.cite-ref-bausani-7-0[7]
Formazione del testo
Ordine cronologico e versetti abrogati
Per la teologia musulmana il Corano sarebbe stato dettato a Maometto da Allah, mwhwin arabo puro, per il tramite dell'mwiaarcangelo Gabriele. Tuttavia, nella dottrina islamica, ispirata nel mwiqsunnismo da mwigAhmad ibn Hanbal, la parola del Corano esiste da sempre, increata ed eterna. Le oscurità e le contraddizioni presenti nel testo sacro sono state spiegate dai musulmani con la teoria secondo cui le rivelazioni più recenti avrebbero mwiwabrogato quelle più antiche, e per questo motivo nel corso dei secoli gli studiosi musulmani hanno cercato di ricreare, in maniera sempre più dettagliata, la vita del Profeta, per determinare l'ordine cronologico delle rivelazioni coraniche (il testo coranico non è narrativo, presenta numerose digressioni e salti logici, e i capitoli sono ordinati mwjagrosso modo secondo la lunghezza). Per questo motivo generalmente i versetti ritenuti medinesi sono visti come più attenti sotto il profilo giuridico positivo rispetto a quelli meccani.
Date queste premesse per i musulmani appare superflua ogni analisi filologica volta a ricostruire il contesto storico e le influenze che possono avere portato alla formazione del testo coranico. Anzi, la teologia islamica è particolarmente gelosa e assertiva nel ribadire la assoluta soprannaturalità della Rivelazione, la sua perfezione, la sua unicità e la sua non imitabilità.
La formazione del Corano secondo alcuni studiosi occidentali
Gli storici maggiormente critici, tra cui mwkgJohn Wansbrough,cite-ref-8[8] mwlwPatricia Crone, mwmaMichael Cook,cite-ref-9[9] l'autore noto con lo mwnqpseudonimo di mwngChristoph Luxenbergcite-ref-10[10], mwowGünter Lüling,cite-ref-11[11] e mwqaYehuda D. Nevocite-ref-12[12] hanno sviluppato la loro linea di ricerca, già percorsa in qualche misura da studiosi medievali non musulmani, cercando di spiegare la formazione del Corano senza usare presupposti soprannaturali, prendendo atto della presenza di numerosi riferimenti a testi più antichi, dottrine, miti, leggende e racconti diffusi nel mondo siriano, greco-romano e arabo dell'epoca di Maometto.
Nel Corano si trovano in effetti riferimenti a testi mwrgtalmudici, dottrine gnostiche, leggende di santi (per esempio la leggenda dei mwrwsette dormienti di Efeso), la leggenda di mwsaAlessandro Magno e di mwsqGog e Magog, inni cristiani e altro materiale antico, diffuso intorno ai margini orientali dell'mwsgImpero romano. Per gli studiosi moderni è più importante determinare non tanto la veridicità delle rivelazioni soprannaturali di Maometto, considerando la scarsità di testimonianze e documenti antichi relativi alla vita di Maometto (le prime biografie risalgono a quasi 200 anni dopo la sua morte), quanto ricostruire il contesto e le stratificazioni dei materiali che hanno dato origine al nucleo più antico del Corano.
La spiegazione islamica di questi richiami è che Dio conosce tutto, quindi anche questi punti della letteratura ebraica e cristiana (si ricordi che la Rivelazione antico e neo-testamentaria sarebbe comunque di provenienza divina), tanto da giustificare questi richiami contenuti nel Corano, per ribadire la veridicità di quanto precedentemente rivelato, emendandolo da tutte le mwtasuperfetazioni create dagli uomini nel tempo.
La conservazione del testo nel corso dei secoli
Secondo i musulmani, il testo della rivelazione coranica è immutabile nel corso dei secoli; conseguentemente esso viene tramandato dai musulmani parola per parola, lettera per lettera. Non sono stati pochi i musulmani che in tutto il mondo e in tutti gli ultimi quattordici secoli e oltre hanno imparato a memoria le numerose pagine in lingua araba che costituiscono il testo sacro. Questo processo è noto con il nome di mwtwḥifẓ, che significa mwuadifesa, conservazione.cite-ref-13[13] Memorizzare il testo del Corano sarebbe un modo per garantirne la preservazione nella sua forma autentica nel corso dei secoli.
Sebbene il Corano sia stato tradotto in quasi tutte le lingue, i musulmani utilizzano tali traduzioni solo come strumenti ausiliari per lo studio e la comprensione dell'originale arabo; la recitazione mwvgliturgica da parte del fedele musulmano deve avvenire sempre e comunque in arabo, essendo il Corano "Parola di Dio" (mwvwkalimat Allāh) e pertanto non facilmente 'interpretabile'.cite-ref-14[14]
Per l'Islam la Parola di Dio è il Corano, mentre il profeta Maometto rappresenta il semplice strumento attraverso cui sarebbe stata espressa agli uomini la rivelazione del Corano. Secondo la leggenda, nel corso del periodo che va approssimativamente dal 610 al 632 (anno della morte del Profeta) il Corano sarebbe stato rivelato dapprima per mwygsuwar intere e brevi e quindi per brani, in considerazione della lunghezza talvolta notevole delle mwywsuwar. Il Profeta stesso provvedeva a indicare dove un certo brano dovesse essere disposto, con ciò costringendo a un notevole sforzo mnemonico i suoi sempre più numerosi fedeli che intendevano imparare a memoria la Parola di Dio.
Critiche al testo coranico durante la vita di Maometto
Numerosi sono gli episodi riguardanti la prima provvisoria sistemazione del materiale rivelato, con richieste frequenti di interpretazione di passaggi ritenuti oscuri dai fedeli e anche con qualche episodio che generò turbamento in alcuni musulmani, in particolare l'accusa di mw1aal-Ḥakam b. Abī l-ʿĀṣ che sarebbe stato condannato all'esilio da mw1qMedina per avere sospettato mw1gMaometto di sostituire il suo pensiero a quello di mw1wAllah nel rivelare il sacro testo, o al segretario - nel senso di "scrivano" (mw2amw2qkātib) - mw2gʿAbd Allāh b. Saʿd b. Abī Sarḥ, che trascrivendo una rivelazione, aggiunse di suo pugno una lode a Dio che Maometto considerò rivelata.
Il sospetto che Maometto fosse un impostore si affacciò evidentemente con forza alla mente dello scriba che, abiurando, fuggì alla volta della mw3aSiria, onde evitare la punizione capitale prevista per il grave peccato di mw3qapostasia (mw3gmw3wridda).cite-ref-15[15] Questa ricostruzione, peraltro molto utilizzata dai missionari cristiani, è però messa in dubbio dagli esegeti musulmani, in quanto i versetti in questione sarebbero stati rivelati alla Mecca prima della conversione stessa di ʿAbd Allāh.cite-ref-16[16] Pentito, ʿAbd Allāh b. Saʿd b. Abī Sarḥ tornerà dal Profeta più tardi per essere perdonato e a lui sarà più tardi riservata all'epoca del mw6acaliffato dell'mw6qomayyade mw6gMuʿāwiya b. Abī Sufyān una lusinghiera carriera militare e amministrativa.
La prima redazione del Corano - Il Corano durante il califfato di Abu Bakr
La descrizione della redazione del Corano che è ritenuta canonica dalla maggior parte dei musulmani si trova nella raccolta di mw7qḥadīth del maggior mw7gtradizionista sunnita mw7wBukhari. Secondo la sua raccolta di tradizioni, il Corano sarebbe stato recitato da Maometto a vari testimoni, che ne impararono a memoria alcuni versetti o tutto il mw8acorpus, oltre a vari compilatori – detti mw8qmw8gkuttāb – tra cui mw8wMuʿāwiya b. Abī Sufyān, mw9aʿAbd Allāh b. Saʿd b. Abī Sarḥ e mw9qZayd b. Thābit. Dai mw9gkuttāb venne quindi scritto su vari supporti (presumibilmente foglie della mw9wpalma, mw-ascapole di grandi animali).
La precarietà da un lato del mw-gductus consonantico (mw-wrasm) della lingua araba scritta e dall'altro del materiale stesso fino ad allora usato per vergare in modo approssimativo i brani della rivelazione coranica,cite-ref-17[17] nonché la morte nella mwaqabattaglia di ʿAqrabāʾ (12 maggio 633/rabīʿ I 12) in mwaqeYamāma, nel quadro della guerra della cosiddetta "mwaqiRidda", di un numero particolarmente elevato di fedeli musulmani che avevano memorizzato per intero il testo sacro (mwaqmqurrāʾ), indusse già il primo mwaqqcaliffo mwaquAbū Bakr a incaricare della trasposizione per iscritto del Corano un gruppo di persone coordinato dal principale scrivano del Profeta, mwaqyZayd ibn Thābit.
Il lavoro di raccolta e collezione del materiale coranico conobbe evidentemente un rallentamento a causa della morte nel 634 di Abū Bakr e dell'avvio sotto il secondo califfo mwaqgʿUmar della convulsa fase delle conquiste arabo-islamiche in mwaqkSiria-Palestina, mwaqoEgitto, mwaqsMesopotamia e mwaqwIran occidentale.
Il Corano durante il califfato di ʿUthmān
Sempre secondo un mwaruhadith del mwarySahih al-Bukhari,cite-ref-18[18] il mwarscaliffo mwarwʿUthmān, allarmato dal fatto che esistevano diverse recitazioni, tutte legittime perché il Corano scese in 7 dialetti, del Corano in mwar0Siria e mwar4Mesopotamia e che ciò avrebbe potuto comportare divisioni fra i musulmani, affidò l'incarico a Zayd ibn Thābit e ad altri due suoi aiutanti di scrivere una versione uniforme per tutti i musulmani, basata sul Corano di mwasaḤafṣa, dando la precedenza al dialetto dei mwaseQuraysh in caso di disaccordo fra i trasmettitori della Rivelazione. Una sola eccezione fu fatta per Khuzayma ibn Thābit, la cui eccezionale memoria e affidabilità gli aveva procurato da parte di Maometto il mwasisoprannome onorifico di mwasmDhū l-shahādatayn ("quello delle due testimonianze"),cite-ref-19[19] per il quale fu accettato il principio della validità della sua unica certificazione.
A redazione ultimata il califfo dette disposizione affinché quattro copie - identiche a quella conservata a mwaskMedina - fossero inviate nei quattro mwasomwassamṣār fino ad allora costituiti o esistenti (mwaswal-Kūfa, mwas0al-Baṣra, mwas4Mecca e mwas8Siria, chiamata quest'utima al-Shām) e che tutto il materiale coranico più antico, sia in frammenti sia in copie intere di corani, venisse dato alle fiamme.
La versione di Ibn Masʿūd
È noto che uno dei primi musulmani, mwatiIbn Masʿūd, proprietario di una copia da lui stesso vergata e alquanto difforme da quella di ʿUthmān, si rifiutò di ubbidire e venne per questo maltrattatocite-ref-20[20] da parte delle guardie del califfocite-ref-21[21] inviate a sequestrargliela e a distruggerla che, però, pare agissero più di loro iniziativa che per sua specifica autorizzazione.
Ibn Masʿūd viene definito da Leone Caetani un uomo "incomodo e irrequieto, forse assai vano", anche se la tradizione ne ricorda i meriticite-ref-22[22] in quanto "possedeva... una vivace intelligenza e sovrattutto una buona memoria".cite-ref-23[23] Alcune fonti storiche - chiaramente collegate alla polemica che contrappose più tardi mwauqsciiti a mwauusunniti per quanto riguardava il contenuto della vulgata coranica di ʿUthmān - esprimono dubbi sulla sua cultura e sul suo livello di istruzione, a dispetto del fatto che Ibn Masʿūd apparteneva a quei mwauyCompagni cui il Profeta aveva preannunciato il Paradiso già in vita. È noto infatti che a Medina egli propugnasse versioni del Corano piuttosto differenti da quelle conosciute. Nonostante si vantasse della sua posizione di domestico intimo del Profeta,cite-ref-24[24] accreditato com'era dell'essere stato la sesta persona ad avere abbracciato la religione islamica, non fu accolto nel novero dei Compagni – tutti decisamente più colti di lui – che si incaricarono poi di redigere il testo coranico e che furono oggetto di una sua vibrante protesta (mwausmwauwkhuṭba) nella moschea di Kufa, forte del fatto di avere ascoltato dalla bocca del Profeta più di settanta mwau0suwar coraniche.cite-ref-25[25] La polemica tra lui e il califfo, comunque, scandalizzò parecchi vecchi musulmani e concorse a rovinare in parte la reputazione e la popolarità di ʿUthmān.
Letture del Corano
Queste prime versioni del testo coranico sarebbero state composte nella cosiddetta "mwavqScriptio defectiva", corrispondente al termine arabo mwavurasm, vale a dire in un alfabeto che non comprendeva ancora tutti i segni necessari per una corretta pronuncia, in particolare delle vocali. Ciò avrebbe originato in seguito il problema delle diverse recitazioni (mwavyqiraʾāt), cioè di versioni a cui vennero aggiunti segni e fonemi per una corretta pronuncia, la cosiddetta "mwavcScriptio plena".
Nello sforzo di fissare per iscritto senza alcun errore il testo delle rivelazioni, il ritmo delle frasi non poté verosimilmente essere tuttavia conservato al di là di ogni dubbio. Ciò era dovuto al fatto che la lingua araba non conosceva i segni di interpunzione e ogni proposizione acquistava una sua autonomia solo tramite le congiunzioni "wa" e "fa" (quest'ultima marcante il cambiamento di soggetto rispetto alla proposizione precedente). Per questo motivo gli incaricati di redigere il testo non imposero, per mancanza di unanimità di consensi, una versione prevalente.
Tale diversità di "letture" (mwavoqirāʾāt) è ancora una delle caratteristiche delle copie stampate del Corano.
Ibn Mujāhid ha documentato sette diverse letture, a cui Ibn al-Jazrī ne aggiunse altre tre. Esse sono:
1. Ibn ʿĀmir di mwav4Damasco, trasmessa da Hishām e Ibn Zakwān
2. Ibn Kathīr di Mecca, trasmessa da al-Bazzī e Qunbul
3. ʿĀṣim di mwaweKufa, trasmessa da Shuʿba e Ḥafṣ
4. Abū Jaʿfar al-Makhzūmī di Medina, trasmessa da Ibn Wardān e Ibn Jammāz
5. Abū ʿAmr b. al-ʿAlāʾ di mwawqBassora, trasmessa da al-Dūrī e al-Sūsī
6. Ḥamza di Kufa, trasmessa da Khalaf e Khallād
7. Nāfiʿ di Medina, trasmessa da Warsh e Qalūn
8. al-Kisāʾī di Kufa, trasmessa da Abū l-Ḥārith e al-Dūrī
9. Yaʿqūb al-Ḥaḍramī, trasmessa da Ruways e Rawḥ
10. Khalaf di Kufa, trasmessa da Isḥāq e Idrīs
Oltre a esse ne furono accolte ancora altre quattro:
1. al-Ḥasan al-Baṣrī di Bassora
2. Ibn Muḥaysin di Mecca
3. al-Aʿmāsh di Kufa
La forma moderna del Corano
La versione moderna più diffusa del testo coranico corrisponde alla cosiddetta forma di recitazione (Qirâʾa) Hafs, derivata dal nome di uno specialista della lettura coranica vissuto nel IX secolo a mwaxqKufa, nell'attuale Iraq, e deve la sua diffusione al fatto che venne adottato come versione stampata dal re mwaxuFuʾād I nel 1924, e da allora si è imposto come standard di fatto nel mondo musulmano. Altra versione popolare, diffusa soprattutto in Africa settentrionale e occidentale, è il cosiddetto Corano di Warsh. Le differenze fra le diverse letture (e conseguente vocalizzazione scritta) sono perlopiù di tipo morfologico e fonetico.
Fonti antiche del testo coranico
L'evoluzione del testo
Sebbene sia ancora diffuso il presupposto teologico di assoluta immutabilità del testo, alcuni studiosi come mwaxkJohn Wansbrough, mwaxoPatricia Crone, mwaxsGerald Hawting o lo studioso che si cela dietro lo mwaxwpseudonimo di mwax0Christoph Luxenberg, hanno fatto notare che il Corano sarebbe stato oggetto di una certa evoluzione: la versione attuale, a loro parere, appare come il frutto di numerose redazioni compiute fino a due secoli dopo la morte di Maometto, e gran parte del contenuto del libro sarebbe già esistito prima della sua nascita. La maggior parte di queste tesi si basa sul fatto che altri testi abbiano parti in comune con il corano come per esempio il fatto che sia presente all'inizio della mwax4sūra XIX un accenno ai mwax8Vangeli apocrifi laddove si parla della nascita miracolosa di mwayaSan Giovanni Battista (in mwayelingua araba Yaḥyā).cite-ref-26[26] altri testi in interessati sono i testi di origine mwayytalmudica, mwaycantico-testamentaria, mwaygneo-testamentaria.cite-ref-27[27]
Il Corano di Sana'a
Nel 1972, durante i lavori di restauro della Grande mway8Moschea di mwazaṢanʿāʾ, capitale dello mwazeYemen, alcuni operai scoprirono per caso un'intercapedine tra il soffitto interno e quello esterno dell'edificio. Si trattava di una “tomba delle carte”, cioè una “sepoltura” di vecchi testi religiosi ormai in disuso e che per il loro carattere sacro non è permesso distruggere: una pratica in uso anche nel mondo ebraico, come dimostrato dai documenti della "Gheniza dei Palestinesi" di mwazmFusṭāṭ studiati da mwazqShlomo Dov Goitein.cite-ref-28[28] A Ṣanʿāʾ ci si imbatté in una quantità considerevole di antiche pergamene e documenti, più o meno rovinati dal tempo, umidità, topi e insetti.
Nel 1979, su richiesta del mwazomwazsQāḍī Ismāʿīl al-Akwāʾ, allora Presidente dell'Autorità per le Antichità Yemenite, uno studioso tedesco, mwazwGerd-Rüdiger Puin, dell'Università della Saar, cominciò a lavorare sul materiale ritrovato. Scoprì che alcune pergamene, risalenti al 680 circa, risultavano essere frammenti del più antico Corano esistente. Da analisi più approfondite cominciarono a emergere alcuni elementi interessanti: oltre che scarti dalla versione standard del Corano ("In ogni pagina le differenze con la vulgata coranica sono una decina", sostiene Puin) e un ordine dei versetti non convenzionale, si può notare con chiarezza la presenza di nuove versioni, scritte sopra quelle precedenti. Tuttavia, con il tempo il clamore nei confronti dei manoscritti di mwaz0Ṣanʿāʾ è rientrato: eccettuate alcune differenze minori, come un diverso ordine di alcune suwar (che nel Corano non sono disposte in ordine cronologico), variazioni minori del testo e abbellimenti stilistici, i manoscritti di Ṣanʿāʾ concordano sostanzialmente con il Corano giunto ai giorni nostri.cite-ref-29[29]cite-ref-30[30]
Il lavoro di restauro sui manoscritti ha portato alla sistemazione di oltre 15.000 fogli presso la Dār al-Makhṭūṭāt (Casa dei Manoscritti) dello Yemen: lo studioso, coadiuvato dal suo collega H.C. Graf von Bothmer, si limitò però a catalogare e classificare i frammenti, pubblicando solo qualche breve osservazione critico-contenutistica sul valore della scoperta, per timore che le autorità yemenite vietassero ogni ulteriore accesso. Ad altri studiosi, in effetti, non sono stati rilasciati i permessi necessari per visionare i manoscritti.cite-ref-31[31] Le affermazioni di Puin sono però state smentite dallo studioso italiano Sergio Noja Noseda e dallo studioso di antichità arabiche francese mwabaChristian Robin, che hanno affermato di aver avuto pieno accesso al sito, e di aver scattato numerose foto. Anche Ursula Dreibholz, responsabile del progetto di restauro, ha confermato il sostegno garantito delle autorità yemenite.cite-ref-32[32] Viene inoltre fatto notare che il sito venne visitato da non arabisti quali mwabuFrançois Mitterrand, mwabyGerhard Schröder, dal Principe Claus di Olanda e da delegazioni straniere e autorità religiose. Furono alcuni studiosi tedeschi a convincere poi il Presidente della Germania federale a finanziare il progetto di restauro.
Tale scoperta conferma il concetto di immutabilità del Corano, postulato dai musulmani dopo i contributi di mwabgAḥmad b. Ḥanbal nel IX secolo d.C. e imposto come mwabkdogma solo dopo l'avvio del mwabocaliffato abbaside di mwabsal-Mutawakkil (847-861),e ha contribuito a mettere alquanto in crisi anche l'ipotesi avanzata alla fine degli anni settanta del XX secolo dallo studioso mwabwbritannico mwab0John Wansbrough. Egli fu il capofila di una serie di studiosi per i quali il testo coranico e, di fatto, gli assetti giuridico-religiosi dell'mwab4Islam in genere, sarebbero stati concepiti e portati a realizzazione in una fase assai più avanzata rispetto al VII secolo del calendario gregoriano e, più esattamente, non prima del II secolo del calendario islamico, equivalente all'VIII/IX secolo della nostra era.
Altri studiosi fanno però notare che, stante la sostanziale aderenza dei manoscritti di Ṣanʿā al testo coranico, l'assunto riguardante l'immutabilità dello stesso non solo rimane valido, ma si rafforza, per via della consapevolezza che testi più antichi di quelli di ʿUthmān non evidenzino in realtà differenze sostanziali rispetto a quelli moderni.cite-ref-33[33] L'ipotesi si basava sull'oggettiva tarda comparsa della produzione scritta, attestata solo a partire dal II secolo islamico, al quale risale il primo manoscritto pervenutoci in uno standard compiuto della mwacqlingua araba, fino a quel momento rimasta a uno stadio di rudimentalità, pur in presenza di una estrema raffinatezza della lingua parlata, specialmente mwacupoetica. Ciò era stato causato dal protratto permanere di irrisolte storture mwacymorfologiche della scrittura che, tra l'altro, non era stata a lungo in grado di distinguere fra loro interi gruppi di grafemi (omografia), fin quando infine si poté ovviare (probabilmente grazie al contributo di convertiti provenienti dalla cultura siriaca, ebraica e persiana mwaccmazdea), con il ricorso a una distinta puntuazione delle consonanti, tale da consentire infine una comprensione senza incertezze da parte del lettore.
Traduzioni del Corano
Dal momento che i musulmani ritengono che qualsiasi traduzione dal testo arabo del Corano non possa evitare di introdurre - per inevitabile strutturale difformità dal testo di origine - elementi di ambiguità se non di vero e proprio travisamento semantico, essi sono di conseguenza tendenzialmente sfavorevoli a qualsiasi versione del loro testo sacro in una lingua diversa dall'arabo originale, per il fatto che queste traduzioni dipendono dalla conoscenza che ha l'autore della lingua araba, dalla loro interpretazione personale, ecc. per questo motivo non esiste una vera e propria traduzione del Corano, in qualsiasi lingua. L'accentuata esiguità di musulmani arabofoni (all'incirca il 10% dell'intera popolazione islamica mondiale) ha condotto alla realizzazione di traduzioni nelle più diverse lingue del mondo, anche di quello islamico: dal mwacwpersiano al mwac0turco, dall'mwac4urdu all'mwac8indonesiano, dall'mwadahindī al mwadeberbero.
La prima traduzione completa del Corano fu completata nell'884 ad Alwar (Sind, oggi mwadmPakistan) per disposizione di ʿAbd Allāh b. ʿUmar b. ʿAbd al-ʿAzīz,cite-ref-34[34] su richiesta del mwadgRaja mwadkhindu Mehruk. Non si sa tuttavia se detta traduzione fosse in hindi, mwadosanscrito o nel locale linguaggio del mwadsSind, dal momento che l'opera non ci è pervenuta.cite-ref-35[35]
Famosa è invece la traduzione in mwaeylingua latina commissionata da mwaecPietro il Venerabile, abate di mwaegCluny, a mwaekRoberto di Ketton (o Robertus Ratenensis) e a mwaeoErmanno Dalmata, cui partecipò anche l'ebreo convertito al mwaesCristianesimo mwaewPetrus Alfonsi. Il lavoro fu completato nel 1143cite-ref-36[36] ed ebbe duratura fortuna perché su di esso fu costruita la traduzione approntata da mwafeBibliander e pubblicata a Basilea nel 1543.
Quattrocento anni dopo la traduzione cluniacense, giunse nel 1537-38 il lavoro stampato a Venezia (presso la stamperia mwafmAd signum putei) da mwafqPaganino de Paganini da Brescia. Quest'ultima impresa traduttoria è di particolare interesse per le complesse vicende a essa connesse. Non sappiamo se essa fosse stata commissionata dagli mwafuOttomani o se (ancora una volta) il Corano dovesse servire ai sacerdoti cristiani nella loro opera missionaria o comunque per la confutazione del libro sacro dell'mwafyIslam, ma si accertò che la traduzione latina era talmente zeppa di errori e di grossolani travisamenti, da essere probabilmente ritirata e fatta bruciare per disposizione dello stesso mwafcpapa Paolo III.cite-ref-37[37] Più tardo, a lungo rimasto un classico, è il lavoro di mwafwLudovico Marracci (Padova, 1691-1698), che dette alle stampe la sua traduzione a mwaf0Padova in due tomi solo nel 1698, dopo quarant'anni di studio solerte e approfondito del Corano e di molte fonti arabe. La traduzione era corredata da un ampio apparato di commenti e note tratte da studiosi musulmani.
Nel 1694 fu pubblicata postuma ad mwaf8Amburgo una traduzione di Abraham Hinckelmann che editava il testo del Corano. Nel 1834 mwageGustav Leberecht Flügel firmò a mwagiLipsiacite-ref-38[38] il testo arabo mwagcAl-Qoran: Corani textus Arabicus.cite-ref-39[39] Riedito nel 1839, rimase per lunghi anni la base di lavoro degli orientalisti europei.cite-ref-40[40] A essa seguì la mwahaConcordantiae Corani arabicae del 1842cite-ref-41[41] e ripubblicata nel 1898. Nel 1924 l'mwahuUniversità al-Azhar del Cairo pubblicò un'edizione che, frutto di lunghi preparativi, standardizzò l'mwahyortografia del Corano e restò la base per le edizioni successive.
Per quanto riguarda la mwahglingua italiana il Corano fu per la prima volta proposto in italiano nel 1547 a Venezia dal fiorentino Andrea Arrivabene,cite-ref-42[42] anche se l'opera fu preceduta da quella allestita da un certo Marco, canonico della Cattedrale di mwah4Toledo, che la curò tra il 1210 e il 1213. Di essa rimane un lacerto, scoperto, studiato ed edito da Luciano Formisano, dell'Università di Bologna,cite-ref-43[43] che l'ha rinvenuto all'interno del fiorentino codice mwaimRiccardiano 1910: autografo di mwaiqPietro Vaglienti figlio di Giovanni (Firenze, 1438- mwaiupost 15-7-1514).
Al XX secolo vanno invece riferite le versioni di studiosi di vaglia quali mwaicLuigi Bonelli, mwaigMartino Mario Moreno, mwaikAlessandro Bausani e, da ultimo, Ida Zilio Grandi, che si è avvalsa della competenza di mwaioAlberto Ventura (un allievo di Bausani) e di mwaisMohammad Ali Amir-Moezzi. La traduzione di Bausani, considerato tra i massimi islamisti italiani del XX secolo, è tuttora quella più diffusa tra gli studiosi non musulmani, malgrado la prima edizione risalga al 1955, oltre mezzo secolo prima cioè di quella, senz'altro molto soddisfacente, curata da Alberto Ventura nel 2010. Se ne contano numerose altre, di diversa qualità scientifica, spesso tradotte da musulmani che sono stati mossi all'impresa dalla loro convinzione che le traduzioni scientifiche anzidette fossero comunque tendenzialmente fuorvianti, proprio perché curate da mwaiworientalisti non musulmani, senza peraltro poter sfuggire anch'essi alle critiche di fondo di chi sostiene l'inevitabilità dell'adagio "traduttore traditore".
In particolare la traduzione di mwai4Hamza Roberto Piccardo, editore italiano convertito all'Islam, è di gran lunga la più diffusa nelle mwai8moschee e nei mwajacentri islamici italiani, essendo promossa e revisionata dall'mwajeUCOII, ma molti musulmani, convertiti e esperti, dichiarano che questa edizione di Piccardo si allontana dai veri significati del Corano e non è molto consigliata.
Temi
Emigrazione
«In verità coloro che hanno creduto e sono emigrati, e hanno lottato con i loro beni e le loro vite per la causa di Allah e quelli che hanno dato loro asilo e soccorso, sono alleati gli uni agli altri. Non potrete allearvi con quelli che hanno creduto, ma che non sono emigrati, fino a che non emigrino. Se vi chiedono aiuto in nome della religione, prestateglielo pure, ma non contro genti con le quali avete stretto un patto. Allah ben osserva quel che fate.»
(Corano, VIII:72cite-ref-tutti-i-versetti-sono-desunti-44-0[44])
«Coloro che hanno creduto, sono emigrati e hanno combattuto sulla via di Allah; quelli che hanno dato loro asilo e soccorso, loro sono i veri credenti: avranno il perdono e generosa ricompensa.»
(Corano, VIII:74cite-ref-tutti-i-versetti-sono-desunti-44-1[44])
«Coloro che in seguito hanno creduto e sono emigrati e hanno lottato insieme con voi, sono anch'essi dei vostri, ma nel Libro di Allah, i parenti hanno legami prioritari gli uni verso gli altri. In verità Allah è onnisciente!»
(Corano, VIII:75cite-ref-tutti-i-versetti-sono-desunti-44-2[44])
Infedeli: pagani, cristiani ed ebrei
«Guidaci per la retta via, / la via di coloro sui quali hai effuso la Tua grazia, la via di coloro con i quali non sei adirato, la via di quelli che non vagolano nell'errore!»
(Corano, I:6-7cite-ref-45[45])
«Ma quelli che credono, siano essi ebrei, cristiani o
sabei
, quelli che credono cioè in Dio e nell'
Ultimo Giorno
Ie operano il bene, avranno la loro mercede presso il Signore, e nulla avran da temere né li coglierà tristezza.»
(Corano, II:62)
«Vi diranno ancora: "Diventate ebrei o cristiani e sarete ben guidati!" Ma tu rispondi: "No, noi siamo della nazione di
Abramo
, ch'era un
ḥanīf
e non già un pagano".»
(Corano, II:135)
«E in verità, presso Dio,
Gesù
è come Adamo: Egli lo creò dalla terra, gli disse "Sii!" ed egli fu.»
(Corano, III:59)
«E chiunque desideri una religione diversa dall'Islàm, non gli sarà accettata da Dio, ed egli nell'altra vita sarà tra i perdenti.»
(Corano, III:85)
«e per aver detto: "Abbiamo ucciso il Cristo, Gesù figlio di Maria, Messaggero di Dio", mentre né lo uccisero né lo crocifissero, bensì qualcuno fu reso ai loro occhi simile a Lui (e in verità coloro la cui opinione è divergente a questo proposito, son certo in dubbio né hanno di questo scienza alcuna, bensì seguono una congettura, ché, per certo, essi non lo uccisero / ma Iddio lo innalzò a sé, e Dio è potente e saggio.»
(Corano, IV:157-158)
«In verità Noi abbiamo rivelato la
Tōrāh
, che contiene retta guida e luce, con la quale giudicavano i Profeti tutti dati a Dio tra i giudei, e i maestri e i dottori con il Libro di Dio, di cui era stata loro affidata la custodia, e di cui erano testimoni. Non temete dunque questa gente, ma temete Me e non vendete i Miei Segni a vil prezzo! Coloro che non giudicano con la Rivelazione di Dio, son quelli i negatori.»
(Corano, V:44)
«E facemmo seguir loro Gesù, figlio di Maria, a conferma della
Tōrāh
rivelata prima di lui, e gli demmo il Vangelo pieno di retta guida e di luce, confermante la
Tōrāh
rivelata prima di esso, retta guida e ammonimento ai timorati di Dio. / Giudichi dunque la gente del Vangelo secondo quel che Iddio ha ivi rivelato, ché coloro che non giudicano secondo la Rivelazione di Dio, sono i perversi. / E a te abbiamo rivelato il Libro secondo Verità, a conferma delle Scritture rivelate prima, e a loro protezione. Giudica dunque fra loro secondo quel che Dio ha rivelato non seguire i loro desideri a preferenza di quella Verità, che t'è giunta. A ognuno di voi abbiamo assegnato una regola e una via, mentre, se Iddio avesse voluto, avrebbe fatto di voi una Comunità Unica, ma ciò non ha fatto, per provarvi in quel che vi ha dato. Gareggiate dunque nelle opere buone, ché a Dio tutti tornerete, e allora Egli vi informerà di quelle cose per le quali ora siete in discordia.»
(Corano, V:46-48)
«Ma coloro che credono, e i giudei, e i sabei e i cristiani (quelli che credono in Dio e nell'Ultimo Giorno e che operano il bene) nulla han essi da temere,e non saranno rattristati.»
(Corano, V:69)
«Certo sono empi quelli che dicono: "Il Cristo, figlio di Maria, è Dio" mentre il Cristo disse: "O figli di Israele! Adorate Dio, mio e vostro Signore". E certo chi a Dio dà compagni, Dio gli chiude le porte del
paradiso
: la sua dimora è il Fuoco, e gli ingiusti non avranno alleati.»
(Corano, V:72)
Controversa è l'interpretazione di chi sarebbero gli "incorsi nell'ira di Dio" e gli "sviati", nel versetto 7 della prima sura, (mwamamwameal-Fātiḥa, "l'Aprente".cite-ref-46[46]) Piccardo, nel suo commento, sostiene come "mwamytutta l'esegesi classica, ricollegandosi fedelmente alla tradizione, afferma che con questa espressione Allah indica gli ebrei (yahūdmwamc) ".cite-ref-graziegesu-47-0[47] Quindi gli ebrei sarebbero "coloro che sono incorsi nella Tua ira", non avendo riconosciuto come profeta mwamwʿĪsā (mwam0Gesù); i cristiani sarebbero invece "gli sviati", in quanto trasgrediscono il Primo Pilastro dell'Islam (vedi: mwam4Cinque pilastri dell'Islam), quello dell'unicità di Allāh, poiché adorano la mwam8Trinità.
Studiosi non musulmani invece dissentono da un'interpretazione così "personalizzante" del versetto giacché, riferendosi esplicitamente a ebrei e cristiani, sminuirebbe il valore universale del Libro. Si preferisce quindi riferirsi a due possibili errori nel seguire la Via, concettualmente opposti: uno, quello riconducibile alla maggior parte degli ebrei, sarebbe quello di perdersi in un astratto ed eccessivo formalismo nell'ubbidire al Messaggio Divino, l'altro, quello riconducibile alla maggior parte dei cristiani, sarebbe quello al contrario di seguire troppo lo spirito della Legge e non il suo dettato formale (mwaneantinomismo) e di fatto perdere la Via.
In particolare Bausani, nel suo commento, sostiene che "mwanmtali interpretazioni, oltre a diminuire il valore universalistico della bella preghiera […] sono anche difficilmente accettabili sintatticamente, data la forma negativa nella quale le espressioni suddette appaiono nel testo".cite-ref-bausani-7-1[7] Da altre parti del Corano risulterebbe inoltre che ebrei e cristiani avrebbero corrotto (cioè modificato volontariamente) le Rivelazioni precedenti, nascondendo alcune parti, modificandone altre (per esempio, secondo il Corano, la frase evangelica "Verrà il Consolatore" nel Vangelo di Giovanni profetizzerebbe la venuta di Maometto).cite-ref-48[48] Non esistono versetti che esortino a uccidere o a convertire con la forza i politeisti (mwanwmushrikūn), un cui sinonimo nel Corano è "idolatri".cite-ref-49[49] Per tutti costoro si reitera più volte la minaccia di tremendi castighi, riservati però loro da mwaoeAllah solo nell'mwaoiAldilà. Le uniche esortazioni a combattere gli "associatori", i "negatori" e i politeisti e a ucciderli, come si può esemplarmente leggere nei mwaomversetti 190 e 191 della mwaoqSūra II,
«Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama coloro che eccedono. Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell'omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti.»
(Corano, II:190-191)
si trovano di fatto solo nei consimili passaggi riguardanti il "mwaogjihād minore", che storicamente il testo sacro sembra riferire alle azioni ostili che, fin dall'inizio della vita della Comunità organizzata da Maometto a mwaokMedina, contrapposero i nemici pagani della Umma islamica ai mwaoomusulmani.cite-ref-50[50] Fra i miscredenti non sono in ogni caso da annoverare gli appartenenti alla "Gente del libro" (mwao8Ahl al-Kitab), ovvero i cristiani, gli ebrei e i mwapasabei, che sono considerati custodi di una tradizione divina precedente al Corano che, per quanto alterata da tempo e uomini, è ritenuta comunque basilarmente valida, anche se per difetto.
Ponendosi come Terza Rivelazione dopo la mwapimwapmTōrāh e i mwapqVangeli (mwapuInjīl), ovvero come completamento del Messaggio trasmesso a ebrei e cristiani, il Corano contiene diversi riferimenti ai personaggi della Bibbia e a tradizioni ebraiche e cristiane. Sulla figura di mwapyGesù in particolare il Corano ricorda dottrine mwapcgnostiche e mwapgdocetiste, sostenendo che sulla croce egli sarebbe stato sostituito con un sosia o con un simulacro, solo apparentemente dotato di vita.
Soccorso ai disperati
«Per la luce del mattino, per la notte quando si addensa: il tuo Signore non ti ha abbandonato e non ti disprezza e per te l’altra vita sarà migliore della precedente.
Il tuo Signore ti darà in abbondanza e ne sarai soddisfatto. Non ti ha trovato orfano e ti ha dato rifugio? Non ti ha trovato smarrito e ti ha dato la guida? Non ti ha trovato povero e ti ha arricchito? Dunque non opprimere l’orfano, non respingere il mendicante, e proclama la grazia del tuo Signore»
(Corano, XCIII)
Jihad
Indice dei contenuti
Il Corano contiene molteplici personaggi, luoghi e temi. Di seguito una lista con sura e ayat di riferimento:
• Diga di Ma'rib (Yemen): sura XXXIV, 15-16
• Diritto islamico: sura IV, 59
• Iram delle Colonne: sura LXXXIX, 6-8
• Maqam Ibrahim: sura II, 125
• Rivelazione del Corano: sura XCVI, 1-5
Contenuto culturale
Il Corano trasmette di alcuni elementi fondamentali dell'Islam: rigoroso mwaqqmonoteismo senza termini mediani fra Dio creatore e l'universo creato; una mwaquprovvidenza divina che si estende ai singoli individui; un'immortalità personale con un'eternità di felicità o di dolore a seconda della condotta tenuta nella vita terrena. La mwaqyfilosofia mwaqcgreca, che i musulmani conobbero dai mwaqgsiriaci e dai mwaqkPersiani, presentava invece un sistema dottrinario caratterizzato da una complessa tematica scientifica e dal mwaqorazionalismo mwaqsaristotelico, aspetti estranei alla precettistica coranica. Le correnti filosofiche musulmane, nate almeno un secolo prima della mwaqwScolastica occidentale, si divisero nell'accordo, spesso difficile, tra Corano e approccio filosofico razionalizzante. I mwaq0mwaq4mutakallimūn ("coloro che disputano", i "dialettici") erano fedeli all'approccio coranico e sostenevano l'eternità del mwaq8kālam (mwaraParola) divino; i mwaremwariMu'taziliti ("coloro che si allontanano"), pur con un preciso intento religioso, rappresentavano nei fatti una sorta di mwarmrazionalismo e affermavano l'espressione nel tempo umano della Parola divina. I mwarqFratelli della Purità elaborarono in una poderosa "Enciclopedia" (secolo X) tutti i motivi fondamentali della mwarumetafisica che erano trattati negli scritti pseudo-aristotelici mwarymwarcLiber de causis, mwargTheologia Aristotelis; i mwarksufi invece attinsero al pensiero del mwaroNeoplatonismo, elaborando una dottrina caratterizzata da un preciso afflato mistico, che non può trovare riscontro nella religione coranica, prevalentemente intesa a opere di organizzazione e di mwarsproselitismo.
Grandi filosofi e scienziati furono poi mwar0al-Kindi, mwar4Avicenna, mwar8Averroè e grandi filosofi e teologi mwasaal-Farabi e mwaseal-Ghazali.cite-ref-51[51] L'interpretazione chiusa del Corano si sviluppò solo dal IV secolo dopo l'Ègira, proprio con la diffusione delle convinzioni di Al-Ghazali, che cercava di conciliare ortodossia islamica e sufismo (con il suo mwasyL'incoerenza dei filosofi - mwascTahāfut al-Falāsifa). Nei quattro secoli precedenti infatti l'interpretazione coranica era aperta (il Bab al-mwasgIjtihad era aperto, la porta dell'interpretazione era aperta) e vennero sviluppate le quattro scuole ("madhhab") mwasksunnite, lo mwasosciismo e l'mwassibadismo. Dopodiché quando apparentemente tutti i casi logici sono stati coperti dalla teologia ("kalam") si è assunto che ormai le interpretazioni successive non avrebbero avuto alcun valore né rilevanza giuridica. Questo cambio di atteggiamento iniziò con Al-Ghazali, che conciliò il sufismo con l'ortodossia espellendo l'aristotelismo, e Averroè cercò invano di fermarlo (con il suo mwaswIncoerenza della Incoerenza, ossia mwas0Tahafut al-Tahafut). In realtà al-Ghazali criticava l'interpretazione di Avicenna di Aristotele, non Aristotele che diceva cose diverse, secondo Averroè.cite-ref-52[52]
Edizioni
L'edizione più voluminosa venne pubblicata da DeaPrinting Officine Grafiche di mwatqNovara (ex gruppo mwatuDe Agostini) per il presidente del mwatyTatarstan (mwatcRussia), mwatgRustam Minnichanov. Il volume è alto due metri e pesa cinque quintali, di cui 120 chili di sola copertinacite-ref-53[53] e fu esposto in una mwat0moschea appositamente costruita a mwat4Kazan' (mwat8Russia).
Note
cite-note-11. ↑ Questa cifra è stata fornita da mwauyJalāl al-Dīn Suyūṭī nel suo mwaucal-Itqān fī ʿulūm al-Qurʾān (La precisione nelle scienze coraniche) ma, a seconda del modo di contare alcune parole, il numero può calare a 77.437 o a 77.277.
cite-note-22. ↑ mwausIl Corano, intr., trad. e note di mwauwAlessandro Bausani, Firenze, Sansoni, 1961 (e succ. ediz.), Introduzione, p. XLVIII. Peraltro non solo il Corano sciita differisce dalla mwau0vulgata di mwau4ʿUthmān, così come le copie difformi, possedute da mwau8Compagni quali mwavaZayd b. Thābit, mwaveIbn ʿAbbās, Ubayy b. Kaʿb e mwaviIbn Masʿūd, e distrutte per ordine del terzo mwavmcaliffo "ortodosso".
cite-note-33. ↑ Che ha un valore che si potrebbe definire giaculatorio e che fu posta proprio per questo in apertura del Corano (mwavcfātiḥa significa infatti "aprente").
cite-note-55. ↑ mwav8(mwawamwaweLA) 570-632 Muhammad, mwawimwawmCoran Bibliander, 1550. mwawqURL consultato il 29 giugno 2023.
cite-note-66. ↑ mwawgVittorio Messori, mwawkmwawoIpotesi su Gesù, SEI Editrice, Torino, 1976, p. 253.
cite-note-bausani-77. ↑ mwaxaIl Corano, traduzione di mwaxeAlessandro Bausani, collana mwaxiBiblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1988, p. LV.
cite-note-88. ↑ mwaxyQuranic Studies. Sources and methods of scriptural interpretation, Oxford, Oxford University Press, 1977; e mwaxcThe Sectarian Milieu: content and composition of Islamic salvation history, Oxford University Press, Oxford 1978.
cite-note-99. ↑ mwaxsHagarism. The Making of the Islamic World, Cambridge University Press, Cambridge-New York, 1977.
cite-note-1010. ↑ mwax8The Syro-Aramaic Reading of the Koran: A Contribution to the Decoding of the Language of the Koran, Berlino, Hans Shiler, 2000.
cite-note-1111. ↑ mwaymÜber den Urkoran. Ansätze zu Rekonstruktion der vorislamisch-christlichen Strophenlieder im Koran, Erlangen, Lüling, 2004, 3ª ed. corretta.
cite-note-1212. ↑ (con Judith Koren), mwaycCrossroads to Islam: the origins of the Arab religion and the Arab state, Amherst, NY, Prometheus Books, 2003.
cite-note-1414. ↑ La questione è assai dibattuta. A chi crede che Dio parli in "arabo chiaro" (mwaziʿarab mubīn), come dice esplicitamente il Corano, si contrappone chi ricorda come Dio parli per sua stessa ammissione per «parabole agli uomini» (mwazmSūra XXIV:35), non facilmente sottoponibili a puntuale esegesi. La complessa e non canonizzata interpretabilità del testo coranico è tipica del mwazqSunnismo, mentre lo mwazuSciismo crede che esso sia interpretato correttamente grazie agli Imam, dal primo (mwazyʿAlī b. Abī Ṭālib all'ultimo mwazcImam "nascosto", che agisce ineffabilmente attraverso i suoi mwazgdotti religiosi che, non a caso, sono definiti mwazkmujtahid, ossia "interpreti autentici" della Parola divina trasmessa al profeta Maometto tramite l'mwazoangelo Gabriele.
cite-note-1515. ↑ mwaz4Alfred Guillaume, mwaz8The Life of Muhammad, traduzione della mwa0aal-Sīrat al-nabawiyya di mwa0eIbn Ishaq/mwa0iIbn Hisham, Oxford, Oxford University Press 1955, p. 550.
cite-note-1616. ↑ mwa0ymwa0cmwa0gmwa0k'Abdullah Ibn Sad Ibn Abi Sarh: Where Is the Truth?, su mwa0owww.islamic-awareness.org. mwa0sURL consultato il 29 giugno 2023.
cite-note-1717. ↑ Il testo coranico - come ricorda mwa08P.K. Hitti nella mwa1aHistory of the Arabs, p. 136 - fu «fissato dai due visir [abbasidi] Ibn Muqla e Ibn ʿĪsā nel 933 con l'aiuto del dotto Mujāhid».
cite-note-1818. ↑ mwa1qmwa1umuflihun.com, mwa1yhttps://muflihun.com/bukhari/61/510mwa1c Titolo mancante per url mwa1gurl (aiuto).
cite-note-1919. ↑ Nel diritto islamico, la testimonianza (per essere valida) deve essere resa da almeno due persone adulte, di sesso maschile, di sano intelletto e di buona nomea. Nel caso di testimonianza resa da una donna varrà lo stesso principio della pubertà, sano intendimento e affidabilità, ma essa potrà surrogare solo la metà di una testimonianza maschile. Quindi saranno ammesse le testimonianze di due uomini, di quattro donne e di un uomo e due donne.
cite-note-2020. ↑ mwa2eYaʿqūbī (mwa2iTaʾrīkh, editore mwa2mM. T. Houtsma, due volumi, Leida, Brill, 1883, II, p. 170) parla di "fustigazione".
cite-note-2121. ↑ mwa2cClaudio Lo Jacono, mwa2gStoria del mondo islamico (VII-XVI secolo). I. mwa2kIl Vicino Oriente, Torino, Einaudi 2003, p. 59.
cite-note-2222. ↑ mwa20Leone Caetani, mwa24Annali dell'Islām, vol. VII, Milano, Hoepli, 1914, mwa28sub anno 32 a.H., "Necrologio di ʿAbdallah b. Masʿūd", p. 569.
cite-note-2323. ↑ Ibidem. Il futuro secondo mwa3mcaliffo, mwa3qʿUmar b. al-Khaṭṭāb, lo definì "un sacchetto (mwa3ukunayf) pieno di scienza" e migliore di lui nella sua veste di "maestro" (mwa3ymuʿallim) quando lo destinò alla gestione finanziaria del mwa3cmiṣr di mwa3gKūfa, mentre Abū l-Dardā si spinse a dire che "lui morto, nessuno gli è uguale".
cite-note-2525. ↑ Leone Caetani, mwa4eop. cit., p. 564.
cite-note-2626. ↑ mwa4uAlessandro Bausani, Introduzione alla sua traduzione del Corano, Firenze, Sansoni 1955, p. LXII.
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cite-note-2929. ↑ mwa5emwa5imwa5mOccasional Paper: "What is the Koran", Atlantic Monthly's Reponse, su mwa5qamconline.org. mwa5uURL consultato il 29 giugno 2023 mwa5y(archiviato dall'mwa5curl originale il 1º marzo 2001). mwa5k«Si può ricordare che il tono allarmistico riguardante la scoperta dei manoscritti yemeniti sembra totalmente fuori luogo". Toby Lester (direttore esecutivo del sito web The Atlantic Monthly), nel citare l'intervista concessagli da Puig, prosegue: "Fino a ora i manoscritti mostrano alcuni ordinamenti di versi non convenzionali, variazioni testuali minori e stili ortografici e abbellimenti artistici rari. Tuttavia, l'esistenza in passato di tali manoscritti è ben nota ai musulmani e quelli che non sono completamente in accordo con il testo di ʿUthmān sono stati eliminati in vari modi. Il recupero di un antico manoscritto che risale alla storia del primo Islam, che si differenzia in maniera minore dal testo di ʿUthmān e che è stato eliminato dalla circolazione, difficilmente provocherà nei musulmani il bisogno di riscrivere la loro storia: semmai esso, ai loro occhi, la confermerà".»
cite-note-3030. ↑ Allen Jones (mwa50lecturer di "Studi coranici" nell'mwa54Università di Oxford) ammette che vi sono stati cambiamenti 'insignificanti' fatti sulla recensione di ʿUthmān. Khalidi afferma che il racconto tradizionale dello sviluppo del Corano è tuttora più o meno veritiero. 'Non ho ancora sentito contrastare radicalmente la mia opinione'. [Allen Jones] crede che il Corano di Ṣanʿāʾ potrebbe essere una cattiva copia che è stata usata dalla gente alla quale non era ancora giunto il testo di ʿUthmān. 'Non è inconcepibile che dopo la promulgazione del testo di ʿUthmān, ci sia voluto un lungo periodo di tempo per filtrarlo'. Tarif Khalidi e Allen Jones intervistati dal mwa58The Guardian, 2000
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Traduzioni meno recenti
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• mwbhoIl Corano, versione italiana di Vincenzo Calza, Bastia, Fabiani, 1847. [traduzione della versione francese di mwbhsAlbert Kazimirski de Biberstein del 1840]
• mwbh0Il Corano. Nuova traduzione italiana dall'arabo con note dei migliori commentatori orientali, Milano Panzeri, 1882; Milano, Bruciati, 1912. [traduzione della versione francese di Claude-Étienne Savary del 1783]
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• mwbiiIl Corano. Versione tolta direttamente dal testo arabo da Eugenio Camillo Branchi, Roma, Carra, 1913. [traduzione della versione francese di Albert Kazimirski de Biberstein]
• mwbiqIl Corano. Versione letterale italiana di Aquilio Fracassi, Milano, Hoepli, 1914; Catania, Brancato, 1989.
• mwbiyIl Corano, versione italiana di Silvio Frojo, Bari, Laterza, 1927.
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
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• mwbtmCorano, su Il Corano in italiano, Libri Islam - La casa della sapienza.
• mwbtuIl Sacro Corano, su IlCorano.net.
• mwbtcCorano: traduzioni in varie lingue, formato PDF o ePub, su corano.net.